Durante una pausa di Amarone Opera Prima 2026 è andato in scena il consueto assaggio presso l’Antica Bottega del Vino, locale storico di Verona, tra diverse espressioni di Amarone della Valpolicella presentate in persona dai produttori che hanno scritto pagine illustri del territorio.
La degustazione è stata anche un momento di riflessione sui cambiamenti in atto nello stile e nella diversificazione tra le varie zone produttive. Di seguito il racconto completo dei vini e delle emozioni impresse:
Amarone della Valpolicella Classico 2021 – Allegrini: Silvia Allegrini la descrive come un’annata in cui il vantaggio dei vigneti in collina si è fatto sentire in un maggior equilibrio. Terreni che guardano al Lago di Garda con matrice calcarea sassosa e ben drenati. Sono 4 gli ettari per il cru. Buona dinamicità, con tensione salmastra e concentrazione su frutti rossi. In fin dei conti il nuovo stile è come un ritorno alle origini.
Amarone della Valpolicella Classico Riserva Monte Ca’ Bianca 2019 – Begali: si torna indietro verso sensazioni di prugna matura e note spinte di torrefazione e cuoio. Sorso più denso, materico dove l’espressione tannica è palpabile nonostante la parte calda del vino. Leggermente evoluto per la tipologia.
Amarone della Valpolicella Classico 2016 – Bertani: l’annata fresca si percepisce dalle sfumature agrumate intense e succose. Dalla Tenuta Novare di Arbizzano di Negrar, il giacimento calcareo più grande della Valpolicella. Blend di 80% Corvina e 20 Rondinella racconta Elena Bertani, non si usano altre uve autorizzate per disciplinare. Bella vivacità e iodio marino in chiusura per un sorso agile ed elegante.
Amarone della Valpolicella Riserva 2016 – Brigaldara: leggermente scomposto sulla parte finale, con richiami rustici di pasta d’olive e spezie scure. L’attacco di arancia rossa e ribes corredati da ottima salinità sono di forte impatto.
Amarone della Valpolicella Classico Riserva Villa Rizzardi 2020 – Guerrieri Rizzardi: i complimenti vanno a Giuseppe Rizzardi e ad una delle aziende storiche di Negrar. Impianti dal ’75 all’81 allevati con il sistema della pergoletta veronese. Piccolo saldo di Barbera, consentito da disciplinare, che aiuta a sostenere un’ottima freschezza. Diecimila esemplari dotati di balsamicità, con iodio e salgemma finale. Calorico ma ben delineato.
Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe 2015 – Masi Boscaini: il ritorno all’Ancient Régime caratterizzato da sensazioni terziarie fuse a composta di frutti di bosco e note zuccherine simili al parente prossimo il Recioto. Ben fatto, pulito, essenziale.
Amarone della Valpolicella Riserva 2018 – Musella: la potenza è nulla senza controllo, ma quando c’è personalità si vede e si sente subito. Gli inizi sono altalenanti, però con il giusto abbrivio il frutto vira dritto verso gelèe di lamponi e amarene sotto spirito. Pazzesco l’allungo su spezie scure e tamarindo che richiama subito il calice.
Amarone della Valpolicella Classico Sant’Urbano 2020 – Speri: presente Luca Speri a descrivere l’unico cru aziendale di Amarone, prodotto non in tutte le vintage. Terreni di origine vulcanica tra Fumane e Marano, coltivati a pergola inclinata aperta di fine anni ’80. Quando la qualità non lo consente, le uve raccolte vengono destinate nel Valpolicella Classico Superiore. Beva rapida, mai appesantita, su sfumature speziate e mature.
Amarone della Valpolicella Classico Riserva Capitel Monte Olmi 2018 – Tedeschi: Maria Sabrina Tedeschi narra del primo Cru aziendale datato 1964 e dei vigneti in proprietà ancora dal 1918. Necessaria negli anni la costruzione delle cosiddette marogne, i terrazzamenti a secco. Un lavoro di zonazione svolto sui 4 cru totali ed un vino che presenta un buon compromesso tra passato e futuro, tra sensazioni più dense e scie salmastre appetitose e gastronomiche.
Amarone della Valpolicella Campo dei Gigli 2019 – Tenuta Sant’Antonio: convincente, saporito e floreale. Elegante dal tipico richiamo di cola della Corvina e persistente nelle fasi di chiusura sapide.
Amarone della Valpolicella Classico Riserva De Buris 2013 – Tommasi: maturità e nuance di vaniglia bourbon si annunciano ad un sorso maturo e glicerico nel finale, perfettamente in linea con l’evoluzione in bottiglia.
Amarone della Valpolicella 2021 – Torre d’Orti: ricco di erbe mediterranee e mirto, un viaggio nella contemporaneità dell’Amarone con iodio marino e pepe rosa al palato.
Amarone della Valpolicella Classico 2020 – Zenato: nerbo e potenza, forse troppa, ma comunque delineata su dall’inizio su balsamicità e spezie calde.

